Claudia e Michele

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Claudia e Michele si son conosciuti un pomeriggio di ottobre.
Nella via centrale della loro cittadina di provincia. Fuori da un negozietto indiano che non esiste più da tanti anni. Avevano tagliato le rispettive scuole ed erano in compagnia di amici comuni.
Claudia e Michele avevano quattordici anni e tantissimi sogni nel cassetto.
Erano inesperti e pieni di sole. Si sono fidanzati per un po’.
Quella cosa del primo amore vero.
La prima fidanzatina che porti a casa.
Il primo fidanzatino che presenti a tuo padre che di colpo si sente vecchio.
Claudia l’ha persa così la verginità, in un letto a castello, con Michele sopra di lei e Biagio Antonacci nello stereo. Che se ci ripensa oggi le si accapona la pelle per il patetismo.
Mentre lui le stava sopra, Claudia aveva la testa indietro e fissava una lampada che andava di moda a inizio millennio. Quelle robe allungate che sembravano uno shuttle, con le bolle di cera dentro che fluttuavano.
Claudia ha perso molto sangue e dopo si è chiusa in bagno. Con michele in piedi su una sedia che provava a spiarla dal vetro sopra la porta.
Hanno riso tanto. Divisi da quella porta.
E poi Claudia anche la seconda volta l’ha fatta con Michele e la terza e tutte le altre dopo, per due anni.
Michele le ha insegnato a fare i pompini. E a girare le canne. Anche a fumarsi il cilum e a sniffare il tabacco alla menta. Le ha insegnato a cucinare i piatti napoletani. E a strirarsi i capelli.
Michele le ha regalato un posto segreto dove studiare quando a casa sua, i genitori litigavano tanto da lanciarsi il servizio di piatti in porcellana degli anni ottanta.
Le ha insegnato anche a giocare a carte. E a barare alle carte.
A fare le sedute spiritiche e a rubare alla Standa. Cioè claudia sapeva già rubare, alla Standa, ma ha fatto finta che fosse stato lui a insegnarglielo.
Poi un giorno Claudia si è innamorata di un tizio, lo stesso con cui Michele faceva sesso nelle cantine del palazzo. E così si son lasciati.
Ma mica per davvero.
Solo per finta.
Hanno smesso di essere fidanzati e son diventati amici che avevano scopato. E dormito nel lettino insieme. E sul divano insieme. E sul pavimento insieme. E sul terrazzo insieme. E sulla Punto di Luca insieme. E al lago insieme. E in montagna in tenda, sotto le stelle dell’ennesima festa Celtica. Insomma quei due lì insieme erano cresciuti.
E hanno continuato a farlo.
Anche quando le superiori sono diventate gli anni delle occupazioni per i diritti scolastici.
Anche quando lui ha cominciato a cambiare fidanzati come calzini.
Anche quando lei, si è lasciata dopo tre anni con quel soldato dagli occhi blu e ha pianto tanto.
Son rimasti sempre amici loro.
Quando lei è andata via da casa di mamma per un monolocale con la moquette e le vetrate.
E lui su quelle vetrate lì, ci ha disegnato il “cazzo natale” che era le versione porno del babbo. Anche quando i traslochi sono diventati pesanti con i materassi matrimoniali agganciati sul tetto della macchina.
Anche quando Michele è andato a vivere a Londra con il suo compagno.
Lei l’ha seguito anche lì. E son rimasti amici sempre, anche negli errori.
Nella droga che lui si prendeva e nei cazzi che lei succhiava.
Hanno fatto ancora le cosacce insieme.
Anche insieme ad una tipa. E a un tipo. Una volta anche a due tipi.
Insomma quei due lì nessuno poteva proprio dividerli.
Neppure i km, i fidanzati, i genitori, gli amici, i nemici, le droghe e i cazzi. Nulla.
Lei sarebbe stata sempre la mozzarellina di bufala di Michele.
Con la sua pelle chiarissima e morbida.
E lui sarebbe stato sempre il punto debole di Claudia.
Quello che lei difendeva, quando gli amichetti di scuola lo sfottevano per le scarpette da ballerino. E i plié in tutù.
Poi la vita cambia. I sogni cambiano. Le droghe ti segnano e tu diventi orribile.
E così tutto passa. E finisce. Per un uomo. Forse per una donna. O forse per due uomini e una donna. O forse solo perché ci si dimentica di quanto era figo il natale insieme, sul lungo Dora.
Ma Claudia e Michele hanno litigato. Per sempre eh.
E lei non è stata con lui a scavare la fossa per il suo cagnolino ventenne Charlie.
Lui però al rosario del padre di lei c’è stato. Ma Claudia no. Claudia il rosario di suo padre se l’è risparmiato, ma gliel’han detto a lei che lui era lì, in prima fila con tutta la famigliola.
Al funerale però l’ha cercato Michele. Con gli occhi gonfi e rossi. Con gli occhi di quella bambina che si nascondeva nel posto segreto.
E poi le è arrivato un sms al quale lei non ha mai risposto, mai per davvero. Ma sul cellulare le venti bozze diverse sono ancora lì.
Il messaggio diceva: “Niente e nessuno potranno mai cancellare anni e anni d’amore. Vorrei starti vicino ora, ma non si può”.
E lei anni e anni di amore, dopo quel messaggio, dopo quelle cose brutte, dopo le mani addosso e le parole alle spalle, avrebbe voluto caccarglieli in gola col cellulare.
Ma si sa Claudia è impulsiva, ma poi tutto quello che fa è piangere.

La domanda è: “ I gesti brutti, quelli brutti davvero, i tradimenti emotivi e le fregature possono cancellare anni e anni di amore?”
E se la risposta è no, la seconda domanda è: “ Perché no?”

Autore: Luna

Mi chiamo Luna, ho 32 anni, un marito, una cagnolina, una vespa rossa e una punto sgangherata color puffo, di nome Dorothy. Sono nata a Lugo di Ravenna, da mamma toscana e papà calabro piemontese. Più calabro forse. Ho anche un fratello e due nipotini dai capelli arancioni. Ho una migliore amica di nome Elena che ama i gatti e odia i bimbi e tifa granata. La mia città, quella che sento casa è Torino, ma adesso per un susseguirsi di eventi assurdi, vivo nelle Langhe, dove ho un piccolo bar con l’amore della mia vita, il mio sopracitato marito. Uno abbastanza figo, con i tatuaggi e la voce rauca. La chitarra elettrica sempre attaccata e tanti sogni e rimpianti, da sfumare tutto il cielo sopra la mia testa. Ho scritto un libro (PornoLove*) una specie di libro, è un po’ incasinato e confuso, ma ci sono dentro tante storie e tante persone e tante emozioni. L’ho scritto perché era l’unica cosa che potevo fare mentre la mia vita mi prendeva a calci e poi certi giorni mi sorrideva.

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