Dora

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Dora ha trent’anni, capelli castani e ondulati che le cadono dolci sulle spalle.
Belle gambe. Belle tette. Bel culo.
Il collo bianco, liscio e profumato.
Un sorriso genuino e una voce dolce.
Dora è nata alla fine della dittatura di Ceaușescu, in quella Romania comunista e severa di fine anni ‘90.
Dora, noi la chiamiamo “generale”.
Ha un carattere forte lei e regole ben impostate.
Se ti dice “mangia” tu mangi.
Se ti dice “zitto” tu stai zitto.
Sa imporsi Dora.
Rispetta la legge.
Lavora sodo per costruirsi qualcosa di suo.
Che lo sa lei che odore ha la povertà.
La prima volta che è entrata in un ristorante aveva diciassette anni e se l’è potuto permettere grazie al lavoro di promoter dei pomeriggi dopo scuola.
Dora voleva fare informatica. Ma poi ha cominciato economia.
Dora voleva la serenità e a vent’anni senza conoscere una parola d’italiano ha lasciato la sua casa e la sua famiglia per un divano in Piemonte.
Ha imparato la lingua, ha imparato un mestiere.
Che all’inizio lei, la trattavano come una schiava.
Orari infiniti. Nessuna tredicesima né quattordicesima. Ferie non retribuite e nessun permesso.
Dora oggi è una donna indipendente.
Con un buon lavoro. Una casa e una macchina sotto il culo.
Dora ha una cagnolina.
E qualche pianta grassa, il microonde e le unghie rifatte.
Dora oggi mette tacchi e vestitini eleganti e attillati.
Dora poi, adora gli orecchini e il suo fidanzato quando deve dimostrarle che la ama gliene compra un paio.
Ecco, le donne come Dora, sanno stare da sole.
Sono indipendenti e riescono a sentirsi realizzate anche senza dover essere la compagna di qualcuno.
Così, stare con quelle donne lì, è un casino eh.
Loro conoscono il proprio valore.
E di accontentarsi di una relazione mediocre o di un uomo mediocre, loro, quelle donne lì, non ci pensano proprio.
Dora vuole essere amata come nei film, ma meglio.
Vuole essere cercata, coccolata e desiderata.
Dora tiene la casa come una casalinga calabrese del ‘50, ma scopa il suo uomo come Moana. Dora è la fidanzata perfetta. Davvero.
Dora è una donna difficile da amare però.
E così lei, ogni tanto litiga con lui.
Quelle litigate degne di cronaca.
Con tanto di oggettistica volante e urla da neuro.
Il suo fidanzato lui, è un rocker, quei batteristi grintosi e incazzati con la vita e il sistema.
Ecco. Per lui dimostrare amore non è semplice. È dolce come il popples colorato che diventava palletta eh, solo che lui non sa proprio come dimostrarglielo tutto questo amore. Le coccole lui non sa farle. Forse si son dimenticati di insegnargliele.
Oppure, forse, come spesso accade ai maschi, quelle prima, quelle prima di Dora, gli hanno triturato il cuore e l’anima in pezzetti così piccoli che lui ancora non sa come rimettersi sù dritto.
E così non sa spiegarlo quanto l’ama.
E così forse non glielo dimostra.
E così litigano.
Litigano per il troppo amore.
Lei urla.
Lui prima prova a calmarla poi urla più di lei.
Lei allora se ne vuole andare.
Ma lui dice che lei non può andare.
Così lei che non si fa dire da nessuno che cosa può fare o che cosa no, decide di andar via davvero. E lui, poveretto, pieno di amore e rabbia le prende la testa tra le mani gliela scuote fortissimo, come per farla rinsavire e le urla: “Ti amo cazzo  Tu non puoi andar via! non puoi! non puoi! non puoi! Ti amo, io ti amo!” e poi le morde forte il naso che è un modo per non menarla, ma scaricare la rabbia. Ma forte eh.
Tipo che a lei esce il sangue.
E poi lei piange. E molla un ceffone a lui.
E poi pure lui vorrebbe piangere.
E poi fanno la pace.

La domanda è: “ L’AMORE NON È BELLO SE NON È LITIGARELLO?”
Oppure è : “Donne quanto forte deve scuotervi la testa lui per farvi capire che vi ama?”

Perché sì, ti ama, per davvero eh! Questa volta è tutto vero. Lui ti ama.
Quindi adesso Bambina, lasciati andare un po’ che per un giorno dai, puoi anche non essere una guerriera.

(Tratto da una storia vera, roba di una nuova amicizia a suon di chiacchere del mercoledì e progetti di cene natalizie. Sognando di nuovo uova di pasqua tiramisù)

Autore: Luna

Mi chiamo Luna, ho 32 anni, un marito, una cagnolina, una vespa rossa e una punto sgangherata color puffo, di nome Dorothy. Sono nata a Lugo di Ravenna, da mamma toscana e papà calabro piemontese. Più calabro forse. Ho anche un fratello e due nipotini dai capelli arancioni. Ho una migliore amica di nome Elena che ama i gatti e odia i bimbi e tifa granata. La mia città, quella che sento casa è Torino, ma adesso per un susseguirsi di eventi assurdi, vivo nelle Langhe, dove ho un piccolo bar con l’amore della mia vita, il mio sopracitato marito. Uno abbastanza figo, con i tatuaggi e la voce rauca. La chitarra elettrica sempre attaccata e tanti sogni e rimpianti, da sfumare tutto il cielo sopra la mia testa. Ho scritto un libro (PornoLove*) una specie di libro, è un po’ incasinato e confuso, ma ci sono dentro tante storie e tante persone e tante emozioni. L’ho scritto perché era l’unica cosa che potevo fare mentre la mia vita mi prendeva a calci e poi certi giorni mi sorrideva.

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