Pia

pia

 

Pia ha settantasette anni. Due mariti. Due figlie. Tre nipoti. Un gatto.

Il primo di marito è morto negli anni ‘70, un infarto, dovuto all’abuso di alcol, sigarette e figa.
Pia si è sposata vergine. A diciotto anni e sette giorni.
La madre per la prima notte di nozze le ha regalato una vestaglia bianca di pizzo e i pannolini di stoffa, quelli che si usavano prima dell’avvento degli assorbenti.
Pia era confusa, sapeva di non avere le mestruazioni.
Avrebbe capito in fretta però che la verginità sanguina. E fa male. Ti fa stringere i denti forte.
Pia ha avuto solo due uomini in vita sua.
Ma quei due li ha amati tanto e soddisfatti sempre.
Loro invece, tutti e due, di donne ne hanno avute tante.
Pia dice: “Sono nata per essere cornuta”.
Ha sofferto Pia per i tradimenti. Ha urlato. Pianto e ogni tanto si è fatta anche la valigia.
Ma due mariti erano già troppi e non poteva divorziare.
E così ha lottato. Tutta la vita. Una vita passata a dieta. Una vita cercando di essere bella.
Cercando di andare oltre quei limiti che le imponeva Gesù.
Pia ha fatto tutto, solo il culo non l’ha mai concesso a suo marito.
Le leggende confuse di Sodoma e Gomorra le han fatto sempre troppa paura.
Lei sogna il paradiso. Fatto di nuvole bianche e pace. Un paradiso dove può mangiare tutto senza ingrassare. Dove suo marito la amerà sempre senza tradirla.
Pia mi ha detto un giorno: “Bambina non abbassare mai la guardia. Anche quando di anni ne saranno passati tanti. Anche quando, ti sembrerà che lui sia diventato tuo e basta!”
E così Pia, anche oggi che il marito di anni ne ha ottantadue lo tiene d’occhio, lei.
Perché quello lì, le donne, mica se le è ancora dimenticate.
E infatti una domenica di fine estate, mentre lei è a messa lui si carica una puttana per 50 euro.
E tradisce la moglie ancora. E Pia lo sgama. Ancora. Così piange. E lo minaccia di andare via.
Fa la valigia Pia. E gli rinfaccia di quando quella notte di cinquant’anni fa mentre lei dava alla luce la loro bambina, lui faceva il cretino con l’infermiera rossa.
Ma Pia mica se ne va. Lei non va mai via. Neppure quando lui la tradisce.
Neppure quando deve farci sesso lei e una scopata dura due giorni, perché al marito si alza ad intermittenza. E fan così loro, le pause.
E magari mentre stanno pranzando o guardando il tg lui urla: “È ora! È il momento” e visto che i momenti, quelli lì, quelli dell’erezione, son sempre meno frequenti, bisogna correre in camera.
E coglierlo quel momento.
Così per un orgasmo ci possono volere anche due, a volte tre, giorni.
È paziente Pia che io gli direi: “Vattene pure da quelle troiette che paghi 50 euro Stronzo”.
Ma lei no.
Lei dice: “Facciamolo noi, io e te,  con i tuoi tempi.”
E quando le chiedi perché a Pia, perché non abbia mai smesso di combattere lei ti risponde:
“Un po’ perché ai miei tempi non si poteva cambiar marito come un paio di mutande, un po’ per quella cosa lì”
“ E ma quale cosa Pia?”
“Per quella cosa lì che mi viene nello stomaco, quando tutte le notti da cinquant’anni ci mettiamo a letto, la sera e lui mi mette una mano sul culo e il naso nei capelli”

La domanda è : “Si può avere un po’ di pace? O noi donne siamo destinate a dannarci tutta la vita per il nostro uomo? Quando comincia il vissero felici e contenti?”

E soprattutto:  “Dove si trova la forza di combattere cinquant’anni per “quella cosa lì”?”