Elettra

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La mia amica Elettra ha i capelli rosso semaforo. E i tatuaggi da bad rapper.
Ha venticinque anni ed è veramente gnocca.
Non come quelle nate fortunate belle e basta. No lei è più una tipa che si è disegnata da sola. Piercing sui capezzoli che quando ha una canottiera bianca ti ecciti anche se è il giorno in cui ti è morto il gatto.
Mette sempre questi stivali a zeppa e short a mostrare le gambe magre. Risultato di un rapporto di amore e odio con il cibo.
Elettra è bella come una bambola. Non quelle di porcellana di nonna Maria fatte di tulle e merletti eh. Una bambola di playboy.
Quelle tipe che quando le guardi ti trema tutto lo stomaco e che pure se sei femmina proprio non ci riesci a provare invidia perché lei è Gnocca e basta.
Ha anche le unghie sexy, ricostruite, lunghe e a punta. Colorate di smalti eccitanti e di una forma che tu, uomo, lo sai subito che vuoi farti graffiare da lei.
Ha un cuoricino sotto l’occhio che è il simbolo delle millennial, per dire che son porche. Che noi, ai miei tempi, c’imbarazzavamo a metterci l’anello al pollice perché qualcuno diceva volesse dire che avevi voglia di scopare.
Elettra vive a Torino, ma è cresciuta nelle campagne della Valchiusella, come me.
E ben nascosta sotto tutta quell’apparenza provocante ha una timidezza e un’ingenuità che ti ricorda l’adolescenza.
È fidanzata. Da due anni. Con un uomo che probabilmente sposerà e al quale darà qualche pargolo. Anche lui viene dalle sue campagne. Cresciuto a suon di pranzi in famiglia e morali di paese.
Elettra un giorno ha scoperto il bondage. Ed è finita in una cattedrale abbandonata a farsi scattare foto erotiche. Le ho viste quelle foto. È legata stretta, con una corda che le taglia la patata a metà e le stringe prepotentemente i fianchi. Per poi passarle le mani dietro la schiena insieme ai piedi. Elettra è lì. Su un altare sconsacrato. A testa in giù. Ricoperta di cera rossa come i suoi capelli. Che scivolano leggeri nel vuoto sotto l’altare su cui lei ha sacrificato la sua pudicizia.
Ha detto “Luna ogni goccia di cera era come una goccia di acqua calda quando mi masturbo sotto la doccia.”
E mentre lo dice, Elettra mi mostra le foto del suo sacrificio sull’altare di Dio. Quello a cui è stata così legata da donargli lo spirito tramite i suoi ministri che le han fatto violenza tanti anni. La mia amica, ha studiato dalle suore e ora a sentir parlare di catechismo e religione, le si accapona la pelle e diventa una bestia. S’innervosisce Elettra se vede un prete. Comincia a sbraitare e parlare di ipocrisia. Ma la verità su quello che abbia visto o vissuto io mica la so.
Quello che so è che mi chiama in un angolo, in una notte di ubriachezza molesta e musica raggae per mostrarmi le foto in cui se ne sta legata a testa in giù.
Che un’altra sarebbe sembrata un cotechino. Ma lei no. Lei ha fatto a pugni col cibo tutta la vita per essere divina. Te lo dice Elettra che i pasti, tutti quanti, li vomitava nei cessi di ogni posto.
Mi mostra le cicatrici sui polsi e con gli occhi lucidi mi racconta l’eccitazione. Mi racconta di quando l’ossigeno, una volta tornato nel cervello, riacquisita la posizione normale, ti faccia pulsare il cervello così forte da sentirti bagnata e eccitata come mai prima.
Mi racconta di quanto lei, Elettra, si sia innamorata del Bondage.
E mi racconta di quando una volta a casa, lui, il fidanzato, non abbia apprezzato che lei, Elettra, abbia deciso di camminargli sul petto. E invece di eccitarsi sia andato a letto incazzato e scioccato.
E ancora mi guarda, con gli occhi di una tredicenne emarginata e mi fa: “Dimmelo Luna, non sono bella? Non sono provocante? Perché non vuole farsi frustare da me? Perché non vuole legarmi e poi menarmi e scopare?”.
Elettra è gnocca. Ama gli animali, anche quelli bruttini. È giovane, ha la pelle chiara di Biancaneve e tettine sode dai capezzoli sempre turgidi metallo. Veste bene, indossa tacchi e ti bacia gli occhi prima di darti la buonanotte. Passa dalle calze a rete al pigiamone rosa peluche con orecchie, in un solo giorno. Ama la musica. È intonata e sa amare. E sa dimostrarlo l’amore. Ama il suo papà. E i bambini. E i fiori e i colori e i libri, ama i fumetti e i tatuaggi ed è brava a succhiare il cazzo.
La domanda è : “Che cosa deve avere una donna perché il proprio uomo si ecciti nel farsi camminare sul petto? “
Ma anche un po’:
“Fino a che punto è giusto amare e lasciarsi calpestare per amore?”