Maria

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Maria fa la escort. Si prostituisce per 100 euro l’ora. 400 una notte. 1000 tutto il week end.
Ha ventitré anni anche se sugli annunci scrive venticinque.
Ha le tette grosse e i capelli mossi, ma passa la piastra tutti i giorni.
Si corregge sempre lei.
Per sembrare sempre un po’ meglio di quello che si sente.
Diego ha trentasette anni. Gli occhi verdi e i capelli rasati. Un tatuaggio con la scritta mamma sul cuore, quelle robe trash che t’incidi sulla pelle quando alloggi alle Vallette.
Diego è agli arresti domiciliari.
E una volta al giorno, per sei mesi e tredici giorni, telefona a Maria, nella speranza di convincerla ad andare da lui a domicilio.
Ma lei, mica ci va.
Ha paura Maria.
Le legge le notizie delle sue colleghe uccise a pugni e calci.
Così non ci va mai. Per sei mesi e tredici giorni.
Ma aspetta Maria, giorno dopo giorno quella chiamata.
Quasi fosse il rituale per la pausa sigaretta, tra un cliente e l’altro.
Diego ha la voce calda, l’accento meridionale e a volte fa delle piccole pause.
Dentro le quali, Maria si perde.
Poi un giorno lui non la chiama più e passano tanti mesi.
Finché una sera d’invero, un cliente prende un appuntamento per mezzanotte.
Maria non riceve dopo una certa ora, almeno non per un’oretta scarsa.
Ma accetta.
Si sente sola quando fuori è buio neve.
Quando apre, Diego è di fronte a lei, ma lei non lo sa.
Lo riconosce subito però, al primo sibilo di voce. Ma finge di no. Finge di non sapere.
Lui chiede di farsi una doccia. Lei lo accompagna al bagno e rimane ad osservarlo, seduta sul pouf argento comprato a 19 euro e 90.
È Veloce nei movimenti Diego, si lava ogni parte del corpo e le parla.
Come se fosse tutto naturale.
Come due che questa cosa della doccia, l’han fatta da sempre.
E ridono subito. Insieme. E si guardano vogliosi.
Diego è alto un metro e ottanta e forse ancora qualcosina. Ha un fisico scolpito e il petto forte. Braccia muscolose. Ma è magro. Forse un po’ sotto peso. Ha il viso scavato da tante cose. Ma nessuna droga. Né alcol. Lui quella roba lì non se la permette.
Diego si fa di donne.

E niente…
Lei s’inginocchia, per la prima volta, a quell’uomo belloccio.
Maria e Diego quell’inverno si vedono quasi tutti i giorni. A fine serata. Come ultimo incontro.
E un giorno lei i soldi non li vuole più.
E una notte il preservativo lui non lo mette più.
La ricorda Maria quella notte. Seduta su Diego.
“Il preservativo Diè, prendilo”
“Ancora un secondo, strusciati solo un altro po’”.
E lì, si guardano loro. Negli occhi.
Con la voglia di fondersi e trasgredire insieme.
E fidarsi.
Uno dell’altra.
Maria si siede su di lui. Lenta. E si penetra da sola. Lenta.
Aspettando di essere certa che vogliano tutti e due la stessa cosa.
Si sente sporca lei.
Lo sa che cosa pensa la gente delle mignotte.
Lo sa che Diego potrebbe temerla.
Ma lei è sana.
Lei lo sa.
Usa sempre le precauzioni.
E una volta al mese, al Maria Vittoria, fa le analisi. Tutte quante.
Diego le viene dentro.
E Maria piange.
E poi glielo dice che lei a lui lo ama. Che lei, per lui, quel lavoro lo mollerebbe.
Ma si sa come son ste cose, le puttane te le scopi, ma poi a casa, da tua madre, ci porti le altre. Diego per esempio, in Meridione dalla madre ci ha portato Dora.
Dora è dell’Est. Ha gli occhi blu. È tenera. È bella. Dora non è porca, ma ha già una figlia.
Così Diego fa il papà.
E Maria piange ancora.
E ha smesso di fare pompini per soldi.
Ha comprato un cocktail bar e vende chupito a 1 euro.
Maria ci pensa sempre a Diego.
Sposta i mobili del suo alloggio e balla. Balla con la musica alta. E poi nella vasca se lo lava via di dosso.
Notte dopo notte.
Mese dopo mese.
Poi, Diego torna. E lei s’inginocchia davanti a lui. Ancora. Di nuovo.
E lui poi la lascia di nuovo. Senza dirglielo però.
E così per tante volte che Maria non lo sa più chi è, né di chi è.
E poi son passati gli anni e Diego ritorna ancora.
Con una telefonata: “Mariamia vediamoci, sai io amo lei e amo la nostra bambina. Però tu sei tu! Vediamoci dai!”
Maria lo sa che un uomo non se la sposa una puttana.
A Maria però uno l’ha sposata.
Ha fatto fatica lui ad accettarla.
A vederla come una che si vendeva.
Son così gli uomini. Han paura di quanti o quali ti sono entrati nella patata.
Han paura loro che la tua natura sia quella lì.
Anche Umberto lo diceva sempre a Maria: “Vedi Mari è come la storia della rana e dello scorpione. È la tua natura. Tu sei uno scorpione”.
Ma Maria lo scorpione non lo voleva proprio essere.
E la domanda è: “Uno scorpione può non sentirlo il bisogno di ammazzare la Rana?
E la ranocchia poverina, non potrebbe essere lei la puttana?”

Lalla (il fu Gabriele Casarin)

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Lalla all’anagrafe Gabriele Casarin, ha trentasei anni ed é una transessuale di provincia.
Ha cominciato il suo percorso un po’ tardi, dicono le altre, pare infatti che più in giovane età si cominci la transizione, più sarai favolosa e perfetta dopo.
Ma Lalla ha una famiglia “all’antica” che fino all’ultimo l’ha ostacolata nella sua scelta di tagliarsi il pisello, per diventare la donna che lei ha sempre visto nello specchio.
Lalla ha passato un’infanzia faticosa, quelle robe di prese in giro e nomignoli tipo “frocetto”, un’infanzia fatta di spintoni e solitudine.
E a casa la situazione non è stata certo migliore, il padre la obbligava ad andare a caccia con lui, per renderla maschio, quando invece Lalla, tutto quello che avrebbe voluto, era mettersi i vestiti della sua mamma e giocare alle sfilate di moda.
Se lo ricorda ancora il giorno in cui ha indossato l’abito da sposa di famiglia e ha sognato anche lei il suo grande giorno.
Lalla è stata Gabriele fino a trent’anni. E questo l’ha portata all’alcolismo e alle droghe.
Tutte quante, tutte insieme.
Poi una mattina si è svegliata e ha deciso di essere se stessa. È scesa a colazione vestita da donna. Ha sciolto i suoi lunghi capelli mossi e si è truccata la faccia. In modo grossolano, come farebbe un maschio che non ha mai impugnato un rossetto. Ha indossato i sandali della cugina che però le facevano uscire le dita, tutte quante fuori.
Il padre quando l’ha vista l’ha picchiata. Ma Lalla non ha reagito. Avrebbe potuto. È alta un metro e ottanta e ha braccia forti. Eppure, si è lasciata picchiare. Si è lasciata gonfiare di botte, poi ha guardato il padre e gli ha detto: “Ecco adesso sono una donna, sottomessa all’uomo.”
Si è seduta al tavolo e ha cominciato a bere il suo caffè. Col labbro tagliato che colava sangue sulla tazzina del servizio della nonna.
Sua madre quel giorno se n’é andata di casa.
Nessuno sa il perché.
Nessuno sa se sia stata la reazione del marito padrone o quella della figlia.
Fatto sta che non è tornata più.
L’ho vista Lalla dopo quella colazione.
Mi è entrata nel bar con un occhio nero e gonfio.
Ha detto :“Ciao Luna, sono Lalla, da oggi Gabriele è morto”.
Ero spaventata e preoccupata, avrei voluto medicarla, ma Lalla, ci teneva a quell’occhio nero.
E se n’è andata in giro per la cittadina di provincia tutto il giorno con i sandali stretti e il sangue sulla faccia.
Come a dire a tutti che anche ammaccata e ferita lei era una donna.
Ne è passato di tempo da quella mattina d’estate.
E lei ha imparato a mettersi lo smalto sui piedi, a farsi le sopracciglia e a truccarsi gli occhi.
Vive ancora col padre Lalla.
E con la vecchia cugina zitella che le compra abiti femminili e le ha regalato le tette per il compleanno.
Com’era bella Lalla quel giorno uscita dall’ospedale, nel parcheggio del Bennet, si è tirarta su la maglietta e mi ha detto “oh guarda Lu ho le tette anch’io son belle eh?”
Ed erano belle davvero.
Ma il suo fidanzato, un drogato anche lui, gliele ha prese a calci appena il giorno dopo, per un pezzo di bamba.
E così Lalla le ha quasi perse per una brutta infezione, quelle belle tette nuove. Adesso son guarite e stanno su da sole. Ma lì, in mezzo al petto, una cicatrice gigante gliele attraversa.
E così Lalla affoga ancora una volta la violenza nei suoi vizi.
Non l’ho vista per un po’.
L’hanno rinchiusa Lalla. In una comunità sulle montagne. Dalla quale lei è scappata con un uomo a caso e quando è riapparsa l’ha fatto con una foto, in tv, a “Chi l’ha visto?”, mentre io preparavo la vellutata di zucca, in una sera qualunque d’inverno. E così sono andata a cercarla.
Sapevo come trovarla.
E l’ho riportata a casa da suo padre, l’unica casa che ha.
Con sua cugina che le ha messo le lenzuola pulite nel letto e l’ha lavata dall’ennesima crisi di astinenza.
Lalla ce l’ha ancora il pisello e adesso lo usa per fare soldi, ma non le piace prostituirsi, però dice che finché sui documenti c’è scritto Gabriele, ma ha le tette, nessuno la assume.
Così uno dopo l’altro si sta scopando tutti quegli ottusi amici del padre, quelli che in paese manco la salutano. E anche i papà dei suoi vecchi compagni di scuola e anche qualche ex compagno che la spingeva e le urlava frocetto nei corridoi.
Lalla prende soldi a tutti, in cambio di qualche pompino.
Ogni tanto poi si mette a novanta e si fa sbattere, per avere gli euro per l’alcol e la cocaina, per affogare il vuoto dell’essere nata “difettosa” dice lei.

“Lalla non voglio giudicare la tua scelta di far marchette, però se non ti va di farlo, un’alternativa retribuita la troviamo. E i soldi magari, potresti usarli per affittarti un alloggio in città, invece che per stroiarti di droghe. E poi in tutto questo ricordati che quando ti andrà di fare l’amore con un uomo che ti piace, ti farà schifo il sesso, se continui a farti scopare con il ribrezzo”
“ A dire il vero uno che mi piace c’è. Mi ha scopata qualche sera fa in macchina. Gratis, per amore.”
“Sono contenta Lalla, davvero. Te lo meriti un po’ di amore”
“Ma lo conosci forse, Antonio, quel calabrese con gli occhi blu”.

E alla fine Fran.

Antonio lo conosco sì, è il marito della mia amica Vale.
Hanno un bimbo di tre mesi. E una villetta con la piscina. Due cani, un gatto e il camper per le vacanze al mare. Hanno anche il pony e la macchina nuova.
E per natale Antonio ha comprato a Vale il Folletto e lei era felice di fare la massaia per lui ogni volta che entra con le scarpe sporche.
E così ora a Lalla la vorrei menare io.
E anche Antonio lo vorrei menare.
E ogni giorno guardo Vale e non so come dirle che suo marito si è scopato un’altra donna.
Che poi oltretutto quell’altra c’ha ancora il pisello e io lo so che Vale non capirebbe.
Perché lei, i gay non li ha mica mai accettati veramente e manco le trans.
Io c’ho provato a spiegarle che ci son persone nate con il corpo sbagliato.
Ho provato anche a dirle che è un po’ come quando lei si vede grassa e fa la dieta per sentirsi più giusta.
Ma niente, lei questa cosa non la capisce.
E un tradimento non lo accetterebbe mai, con nessuno. Neppure con una “donna vera”, come le chiama lei.
È gelosa Vale.
Controlla il cellulare di Antonio ogni giorno.
E gli annusa i boxer prima di lavarli.
Dice che è i meridionali fan fatica a tenersi il cazzo nelle mutande e così ogni sera, anche quando non ha voglia, cerca di vestirsi da porno attrice e se lo scopa, sempre, anche con la febbre, anche quando il bambino le ha appena vomitato nei capelli.
E io lo vedo il sacrificio che fa lei per far funzionare tutto.
E io lo vedo il bisogno di amore di Lalla.

La domanda è : “Occhio non vede cuore non duole?”
Ma anche: “Mannaja lu culu, ma perché si sfogano tutti con chi gli serve da bere?”